Il 2025 è stato un anno ricco di accadimenti e di risultati per il nostro ufficio, come dimostra il report sulla certificazione FSC in Italia che pubblicheremo a breve. Continuano a crescere i certificati di filiera e di gestione forestale, nonché le opportunità derivanti dai servizi ecosistemici e dalle licenze promozionali per l’uso del marchio.

Tuttavia, in questo messaggio di inizio anno mi preme soffermarmi su quelle che saranno le sfide per il 2026 - e che a ben vedere influenzeranno il nostro lavoro, ma anche quello di molte aziende e perfino delle persone comuni, negli anni a venire. Ci troviamo ad esempio nell’anno cruciale per l’entrata a regime del Regolamento UE sulla deforestazione (EUDR); dopo i rinvii e la fase di sospensione discussi nel 2025, la scadenza per l’adeguamento dei grandi operatori e commercianti è fissata al 30 Dicembre 2026.

Questa finestra di tempo non deve essere letta come un passo indietro, ma come un’opportunità: quella di apportare modifiche necessarie affinché il peso burocratico di questo strumento non finisca per limitare il lavoro dei piccoli operatori. L’eliminazione di ridondanze e la semplificazione dei passaggi non sono per questo un indebolimento, ma permettono di rendere l’EUDR più efficace e applicabile. In questo percorso, il Forest Stewardship Council® e il suo schema di certificazione rappresentano già un supporto robusto per accompagnare le Organizzazioni in questa evoluzione: non soltanto sul piano del mercato e della conformità, ma anche su quello culturale. Perché la vera sfida non è la semplice compliance ai requisiti, ma consolidare un modo nuovo di intendere la responsabilità delle filiere e il rapporto tra foreste, produzione e società.

Accanto alle regole, contano anche gli strumenti operativi. Soluzioni sviluppate a livello internazionale, come FSC Trace, potranno rafforzare ulteriormente la capacità di rispondere a un controllo puntuale e verificabile lungo la filiera, rendendo più solida la tracciabilità e più credibile il valore dichiarato dai prodotti.

Cresce l’attenzione anche su un altro grande fronte: l’81% degli ecosistemi naturali in Europa presenta stati di conservazione scarsi o preoccupanti (Fonte: Commissione Europea). Facendo seguito alla EU Nature Restoration Law, entro Settembre 2026 l’Italia e gli altri Stati membri dovranno presentare ufficialmente i propri Piani Nazionali di Ripristino e fornire in seguito dati di monitoraggio. Anche in questo caso, è un passaggio che riguarda tutte e tutti: suoli fertili, acqua disponibile, stabilità dei versanti, biodiversità funzionale e capacità di adattamento ai cambiamenti climatici sono la base su cui si reggono agricoltura, sicurezza del territorio, filiere industriali e qualità della vita.

 

Bosco Limite

 

Le foreste sono infrastrutture ecologiche reali, senza le quali nessuna economia e società può dirsi stabile. Ecco perché nel 2026 vogliamo continuare a rafforzare una convinzione semplice, ossia che la gestione responsabile non è solo una buona pratica, ma un investimento nel futuro. E il futuro si costruisce con pianificazione, misurazione e rigore, evitando scorciatoie e semplificazioni ingannevoli.

A proposito di rigore: con la firma del decreto interministeriale del 17 Ottobre scorso, in Italia si apre una nuova fase anche sul tema del carbonio. L’attivazione del Registro pubblico dei crediti di carbonio forestali introduce un elemento di ordine e trasparenza in un mercato che, fino ad oggi, ha visto la nascita anche di iniziative poco credibili e difficili da verificare. D’altra parte, la legislazione globale contro il greenwashing e il controllo delle comunicazioni aziendali sulla sostenibilità sono in aumento. La Direttiva dell’Unione Europea Empowering Consumers for the Green Transition (EmpCo) è un fattore chiave per rafforzare la protezione dei consumatori e limitare le pratiche commerciali sleali, come le asserzioni ambientali ingannevoli, le etichette di sostenibilità non riconosciute e il materiale promozionale non chiaro. Entrambi sono sicuramente temi delicati, che richiedono responsabilità: per FSC Italia la soluzione è sempre stata evitare che le foreste diventino un alibi, invece che una soluzione. È un terreno di lavoro che affronteremo con attenzione, anche in vista dei alcuni confronti tecnici programmati nelle prossime settimane e mesi.

Il 2026 sarà anche un anno in cui la bioeconomia circolare potrà consolidarsi ulteriormente: usare di più materiali rinnovabili, durevoli e tracciabili significa ridurre la dipendenza da risorse fossili, energivore o non rinnovabili. Il legno, quando proviene da una gestione forestale responsabile e da filiere trasparenti, è una delle risposte più intelligenti che abbiamo per costruire, innovare e decarbonizzare, senza perdere qualità, bellezza e funzionalità. Ma questa transizione non è soltanto tecnologica o industriale: è anche culturale. Abbiamo bisogno di stimolare un dibattito maturo sull’urgenza di riallacciare i nodi sparsi della prima trasformazione economica e territoriale del Paese, che ha spesso separato produzione e risorse, centri decisionali e paesaggi, consumi e responsabilità.

Oggi, grazie all’innovazione tecnologica e alla possibilità di rendere trasparenti e verificabili i processi lungo la filiera, possiamo fare un passo ulteriore: rigenerare e creare nuove filiere capaci di produrre valore a partire da una foresta gestita responsabilmente, generando economie che non impoveriscono il bosco ma lo rafforzano, e che producono benefici concreti per le comunità che lo vivono e lo custodiscono. In questo quadro, le aree interne non devono essere considerate solo come luoghi a cui “dare opportunità”; devono essere riconosciute anche per ciò che già fanno: esercitare una funzione essenziale di soprintendenza quotidiana sul patrimonio naturale e paesaggistico del Paese. Quando questo presidio si indebolisce o si spegne, il capitale naturale si degrada, e con esso si interrompono o si alterano quei flussi di benefici (acqua, stabilità del suolo, regolazione climatica, biodiversità, paesaggio) di cui a valle si beneficia - spesso senza rendersene conto. Parlare di bioeconomia significa allora parlare anche di nuovi patti tra pianura e montagna, tra città e foreste, tra comunità e filiere produttive. Patti capaci di rimettere al centro una politica economico-sociale orientata al mantenimento del capitale naturale su cui viviamo e di cui viviamo. 

In chiusura, permettetemi di ricordare come il 2026 sia per noi anche un anno simbolico: FSC Italia spegne infatti la sua 25ª candelina. È un traguardo importante, non solo per celebrare una storia, ma per ricordare che le sfide di oggi sono più complesse di quelle di ieri e richiedono strumenti ancora più solidi. Anche per affrontare con maggiore forza questa nuova fase, la governance dell’Associazione ha avviato il percorso di trasformazione verso una Fondazione ETS, pienamente inquadrata nel Terzo Settore. Una scelta che nasce da una visione precisa: essere un riferimento stabile e autorevole, capace di dialogare con le istituzioni, con le imprese e con la società civile in una prospettiva di interesse pubblico.

Non si tratta di un cambiamento formale, ma di una convinta dichiarazione di intenti: lavorare ancora meglio per costruire fiducia, promuovere responsabilità, generare impatti verificabili e contribuire a una cultura della sostenibilità che sia adulta, concreta e all’altezza del tempo che stiamo vivendo. Il 2026 sarà ancora una volta un anno impegnativo, ma anche pieno di possibilità. Ed FSC Italia è pronta a viverlo con lo spirito con cui è nata: tenere insieme foreste, persone e futuro.