Bonn, Renania Settentrionale - Vestfalia, sinistra Reno. È dalla città natale di Beethoven che parte questa storia. In Bonngasse 22-24, non lontano dal municipio cittadino (Altes Rathaus) in stile rococò, si trova ancora oggi la casa del genio musicale autore di Per Elisa e della Sinfonia nr. 9, che conserva manoscritti, il suo ultimo pianoforte oltre ai cornetti acustici - fu colpito da ipoacusia in giovane età - e alla sua maschera funebre.

Bonn è stata anche capitale e residenza degli arcivescovi-principi elettori di Colonia, oltre che sede degli enti della Repubblica Federale quando esistevano ancora una Germania ovest e una est. Ai più golosi ricorderà, in un salto temporale e di categoria merceologica da capogiro, gli orsetti gommosi colorati: HARIBO sta infatti per Hans Riegel (il nome del fondatore), Bonn. C’è poi il Campus delle Nazioni Unite, la cui sede è stata inaugurata nel 2006. Ma per chi tratta di foreste, Bonn è la sede di due importanti istituzioni: il Forest Stewardship Council (FSC), che qui ha sede dal 2003, e il distaccamento Forest Resilience e Governance dello European Forest Institute (EFI), organizzazione internazionale fondata dagli Stati europei che conduce ricerche e fornisce supporto politico in ambito forestale.

 

Silvia mentre lavora nel suo ufficio, nella sede di Bonn di EFI
Silvia mentre lavora nel suo ufficio, nella sede EFI di Bonn.

 

Ed è qui che incontriamo Silvia Abruscato, una giovane italiana che lavora per EFI, un passato come Policy advisor in un’altra associazione in ambito europeo e forestale (Forest Europe) ed esperienze di studio e di lavoro in giro per il mondo. È una grigia mattina di Febbraio e siamo nella Kottenforst, una foresta certificata FSC appena fuori città: abbiamo conosciuto Silvia solo pochi mesi fa via email, ma ci accoglie come se fossimo colleghi di vecchia data. “Dunque, cosa volete che vi racconti?”. “Raccontaci come tutto è iniziato. Perché lavori per le foreste, cosa ti attrae così tanto?” rispondiamo.

“Da bambina non ho mai pensato di fare la forestale, volevo fare la biologa marina. Verso i 15-16 anni ho sviluppato una forte passione per i cavalli, e pensavo quindi di fare equitazione. Non sono forestale, non per percorso di studi almeno; infatti ho studiato scienze ambientali, e poi ho conseguito un master tra Vienna e Copenaghen sugli stessi temi. Anche lì però il mio interesse era più verso la protezione degli ecosistemi e la conservazione” ci dice entusiasta. Silvia è una persona eclettica, sempre in movimento; lo si capisce dagli occhi che non stanno mai fermi e dall’energia che trasmette.

Ci spiega che all’inizio è andata così, pensava di fare altro nella vita. Ma poi è arrivata la tesi di master, un progetto che l’ha portata in Calabria per studiare la genetica delle faggete e abetine del Parco Nazionale della Sila. Questo tipo di ricerche è di fondamentale importanza per analizzare la variabilità genetica all'interno delle popolazioni di alberi e definire regioni di provenienza omogenee. Le informazioni vengono poi utilizzate per studiare l’evoluzione della specie, per orientare le strategie di conservazione e gestione forestale e assicurare che le diverse aree siano adeguatamente protette e valorizzate.

Ed ecco il colpo di fulmine.

 

 

Oggi Silvia lavora come Senior Expert e coordinatrice del progetto Forest Risk Facility (FoRISK) allo European Forest Institute (EFI). “In che cosa consiste il tuo lavoro e il progetto che segui?” le chiediamo. “Le forest policy definiscono obiettivi generali a lungo termine che inquadrano decisioni gestionali in campo forestale. Si tratta di direttive e regolamentazioni, proposte amministrative, di stimolo, di comunicazione e di altro tipo sviluppate a livello europeo e nazionale per aiutare a gestire al meglio le foreste. In EFI coordino tavoli di lavoro e network di esperti, ricercatori, policy maker in campo forestale, che producono ricerche e conoscenza utili ai decisori politici. Uno di questi è proprio FoRISK”.

Istituito dalla 9° Conferenza Ministeriale di Forest Europe, il progetto Forest Risk Facility (FoRISK) ha lo scopo di aiutare i Paesi a raggiungere una comprensione comune sui rischi forestali più urgenti (incendi, siccità, tempeste di vento, attacchi parassitari) e supportare il loro lavoro in questo campo, rafforzando la cooperazione internazionale e transfrontaliera attraverso reti di esperti in materia di gestione del rischio di disastri, adattamento e resilienza delle foreste. Non solo: vuole diventare uno spazio per lo scambio di conoscenze e informazioni tra politica, scienza e persone comuni.

“Le politiche forestali stanno diventando sempre più complesse e sono in continua evoluzione, questo anche a causa del cambiamento climatico e degli eventi meteorologici estremi a cui stiamo assistendo. Il cambiamento climatico si muove molto velocemente, mentre le foreste per crescere hanno bisogno di decenni”: secondo dati del World Resources Institute, l'area mondiale percorsa da incendi boschivi è aumentata di circa il 5,4% all’anno tra il 2001 e il 2023, e se nel 2001 gli incendi erano diretti responsabili del 20% di perdita di copertura arborea, ora lo sono per circa il 33%. Allo stesso modo, le tempeste di vento sono state identificate come il principale agente di disturbo abiotico (ovvero non causato da organismi viventi) in Europa; tra il 1950 e il 2000 hanno contribuito per il 53% ai danni totali causati dagli agenti abiotici nelle foreste europee, per un totale di oltre 900 milioni di m3 di legname abbattuto e un danno medio annuo di 18,7 milioni di m3. Le ondate di calore e la siccità da record a cui stiamo assistendo hanno inoltre provocato nel 2018 la più grande epidemia di bostrico (Ips typographus, un coleottero parassita) mai documentata in Svezia, danneggiando 17 milioni di m3 di abete rosso nei due anni successivi.

 

Negli uffici dello European Forest Institute, con i colleghi
All'interno degli uffici dello European Forest Institute, con i colleghi Juliet e Silvester.

 

L’altro fattore è, com’è immaginabile, di tipo geografico, dal momento che la crisi climatica non rispetta confini nazionali e si manifesta in diverse aree senza soluzione di continuità “proprio per questo è necessario sviluppare dei knowledge hub, europei o addirittura paneuropei, dove produrre conoscenza e innovazione al servizio di proprietari, gestori forestali, policy maker e decision maker, sviluppando strategie di conservazione e resilienza”.

Ma non è solo crisi climatica. Silvia ci racconta di un altro progetto che ha seguito, di strettissima attualità. Con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia (Febbraio 2022), non sono solo i civili ad avere dovuto fare i conti con le atrocità della guerra: prima del conflitto, quest’area ospitava oltre 5,5 milioni di ettari di foreste naturali. Appena un anno dopo l’inizio dello scontro, il Paese aveva già perso quasi 22 mila ettari di boschi. “Una delle sfide principali in questi casi sono gli incendi provocati dalle mine lasciate sul terreno. In questa situazione abbiamo messo insieme un network di esperti locali ed internazionali per aiutare sul campo i gestori forestali, attraverso workshop e gruppi di lavoro. Il risultato è stata una serie di indicazioni, che sono state poi inviate anche ai ministeri preposti per far fronte all’emergenza”.

Conoscenze tecniche quindi, ma anche politica, affari istituzionali, mediazione, comunicazione…La domanda seguente ci sorge spontanea: come si può fare il tuo lavoro, quali doti e quale formazione servono? “Sicuramente viene richiesta una preparazione ampia e flessibile. Una parte importante la ricopre la comunicazione, intesa sia come predisposizione alla relazione con altri, al confronto, ma anche come capacità di sfruttare diversi canali per poter raggiungere differenti pubblici. Con EFI lavoriamo molto su questo aspetto, contrapponendo ad esempio alla disinformazione in campo forestale argomenti ed evidenze che hanno fondamenti scientifici, verificabili”.

 

Silvia nella Kottenforst, foresta certificata FSC a sud di Bonn.
Uno scorcio della Kottenforst, una foresta certificata FSC a sud di Bonn.

 

E per quanto riguarda il genere? Il settore forestale è spesso percepito come appannaggio dei soli uomini: percezione confermata anche dai dati che dicono che solo il 15% della forza lavoro del settore in Europa è costituita da donne. Ma sarà così anche per quanto riguarda l’ambito in cui lavora Silvia? “Nella mia esperienza, ho trovato una buona presenza di donne, anche a livelli direttivi. Ne conosco molte, ma credo che comunque si possa fare di più. Quello che ho notato è invece un buon livello di inclusività, almeno in alcuni ambiti: ricordo dei progetti a cui ho partecipato in cui in effetti la presenza femminile era molto bassa; ciononostante, non mi sono mai sentita esclusa”.

Sono da poco passate le 17:00 e inizia a fare davvero freddo: le temperature in questi giorni non sono mai salite oltre i 6 gradi. Salutiamo Silvia mentre tutto intorno è un continuo di rumori, scricchiolii, fruscii, canti di uccelli; è evidente che per il bosco che ci ospita la giornata non è ancora finita.