Il 2025 si è chiuso con un segno negativo per l’industria della carta e del cartone europei, con una produzione nei Paesi membri diminuita dell'1,5% rispetto all'anno precedente e un totale di 77,6 milioni di tonnellate: a dirlo le statistiche preliminari diffuse dalla Confederation of European Paper Industries (CEPI).
Il dato segna una battuta d'arresto dopo il rimbalzo del 2024, che aveva parzialmente compensato il crollo dell’anno precedente (-12,9%), a sua volta parte di una contrazione cumulata rispetto al 2021. Il comparto più penalizzato è quello della carta grafica, con un calo complessivo del 7,2%. Nel dettaglio la carta da giornale (newsprint) ha perso il 7,5 e la carta da stampa e scrittura è scesa del 7,2%, con cali particolarmente acuti nei segmenti meccanici. Qui la digitalizzazione è la causa dominante, e il declino è strutturale da oltre 15 anni; le copie cartacee dei quotidiani sono crollate in tutta Europa e i lettori si sono spostati su app, siti e aggregatori di notizie.
La carta per ufficio ha registrato un -4,7%: il lavoro da remoto e ibrido post-Covid hanno ridotto la stampa negli uffici in modo significativo e la digitalizzazione continua a erodere quote. Anche il tissue ha sofferto, con una contrazione dello 0,8%, portando la propria quota al 10,4% della produzione totale. Tiene invece il comparto degli imballaggi in carta e cartone, che rappresenta ormai il 63,9% della produzione totale europea e che ha mostrato nel complesso una sostanziale stabilità (+0,2%). Tuttavia, all'interno dello stesso segmento il cartone ondulato per trasporto e scatole ha segnato un +1,7%, mentre il cartone per imballaggi retail ha subito un calo significativo del -5,6%.
A differenza della carta, la produzione di pasta di cellulosa per il mercato (market pulp) ha mostrato un segnale positivo, con un incremento del 2,1% rispetto al 2024, in controtendenza rispetto al calo registrato l'anno precedente e una produzione totale che si è attestata a circa 33,3 milioni di tonnellate.
Tra i macrofattori che continuano a pesare sul settore, il primo è la fragilità della crescita economica europea. Il PIL dell'UE ha segnato un +1,1% nel 2025 — appena sopra l'1,0% del 2024 e al di sotto della media delle economie avanzate — un ritmo insufficiente a sostenere una ripresa robusta dei consumi. Le previsioni per il 2026 indicano un moderato miglioramento (+1,5%), ma il differenziale di crescita rispetto a competitors come la Cina e alle economie emergenti resta strutturalmente sfavorevole per l'industria europea.
Sul fronte energetico, i costi di produzione rimangono elevati in termini storici. L'industria cartaria è tra le più energivore del manifatturiero europeo, e nonostante il parziale rientro dei picchi del 2022-2023, i prezzi dell'energia in Europa continuano a essere sensibilmente più alti rispetto a quelli che fronteggiano le aziende nordamericane e asiatiche, erodendo la competitività sui mercati internazionali. Infine, le tensioni geopolitiche e commerciali introducono una variabile di incertezza difficilmente pianificabile: l'inasprimento dei dazi globali, le frizioni nei rapporti transatlantici e le instabilità nelle catene di fornitura colpiscono un settore che per natura dipende da scambi internazionali di materie prime, energia e prodotti finiti. Non è un caso che le esportazioni europee verso l'Asia abbiano subito un calo del 15% nel 2025, il dato più pesante tra tutte le aree geografiche monitorate da Cepi.
