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Monday, 23 August 2021
Il cambiamento climatico è nelle nostre mani

(© Markus Spiske / Pexels)© Markus Spiske / Pexels

Secondo l’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), i cambiamenti nel clima a cui stiamo assistendo non avrebbero precedenti nelle ultime centinaia - se non migliaia - di anni, e non sarebbero reversibili se non in periodi altrettanto lunghi.


Temperature in rapida ascesa e fenomeni naturali con significative variazioni in diverse regioni del globo, determinati senza più ombra di dubbio dalle attività umane: l’AR6 Climate Change 2021, la più aggiornata e completa rassegna scientifica sui cambiamenti climatici pubblicata il 9 Agosto scorso dall’IPCC e che riunisce i risultati di oltre 14.000 studi sul tema, sottolinea con ancora più forza le modificazioni che stanno avvenendo.

Era il 1990 quando il primo report del Panel ha descritto al mondo cause ed effetti (previsti) del climate change; solo nella sua seconda valutazione, pubblicata nel 1995, gli esperti conclusero per la prima volta che gli esseri umani stavano avendo una certa influenza sul clima, ma la capacità di quantificare l'entità di questo effetto era “attualmente limitata dalle incertezze in fattori chiave” (Climate Change 1995, pag. 412). Questa dichiarazione fece infuriare molte parti della società, e portò tra le altre cose ad una campagna diffamatoria contro uno dei gli scienziati che avevano partecipato allo studio.

26 anni dopo queste dichiarazioni, l’AR6 pone fine ad ogni dubbio: i ricercatori concordano sul fatto che “gli aumenti osservati nelle concentrazioni di gas serra (GHG) dal 1750 circa sono inequivocabilmente causati dalle attività umane” e che, a meno che non vi siano riduzioni immediate, rapide e su larga scala di emissioni di CO2 e di altri gas, supereremo i +2°C nel corso di questo secolo, con conseguenze disastrose. I dati confermano infatti che ognuno degli ultimi quattro decenni è stato via via più caldo di quelli precedenti, e che solo nel cinquantennio 1850-1900 le emissioni di gas serra derivanti dalle attività umane si sono rese responsabili dell’aumento delle temperature di +1,1°C.

L'influenza umana è indicata anche come il principale fattore che ha causato il ritiro dei ghiacciai dagli anni '90 e la diminuzione dell'area del ghiaccio marino artico tra il 1979-1988 e il 2010-2019. Le conseguenze continueranno a peggiorare ad ogni piccolo aumento delle temperature, dice il report, e per molte di queste non c’è già modo di invertire la rotta.

Non è un mistero che le trattative e le discussioni fra i rappresentanti dei 190 Paesi che a Novembre 2021 prenderanno parte alla Cop26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, partiranno dal Rapporto AR6 e dalle molte aspettative sulla precedente edizione, conclusasi con un nulla di fatto. “Il futuro non è ancora scritto. Gli effetti peggiori del cambiamento climatico sono ancora evitabili” ha detto in un’intervista al Guardian Alok Sharma, Presidente della Cop26. I governi del G20 che parteciperanno all’evento di Glasgow comprendono le maggiori economie del mondo, responsabili di circa l'80% delle emissioni globali di gas serra e di circa l'85% del PIL. Anche se non sono stati fatti ufficialmente dei nomi, i riflettori sono puntati sui Paesi che devono ancora presentare piani per la riduzione delle emissioni, tra cui Cina, India e Brasile. Il quadro rimane ovviamente quello di uno sforzo comune sulla base degli Accordi di Parigi, e Sharma si dice sicuro che questa sarà la Cop che consegnerà il carbone alla storia e che tutti i principali emettitori faranno la loro parte; tuttavia rimangono ancora molti punti - economici, sociali ed ambientali - in sospeso.

Nonostante le cattive notizie il professor Piers Forster, fisico atmosferico dell’Università di Leeds e tra gli autori del report IPCC, ha affermato che lui e i colleghi sono "davvero certi" che i tagli alle emissioni a breve termine possano contribuire a ridurre il livello di riscaldamento. Parte di questa azione dovrà passare necessariamente per la protezione e gestione delle foreste: come confermano dati dello IUCN, il ruolo delle foreste nel cambiamento climatico è duplice, dal momento che queste aree sono allo stesso tempo grandi pozzi e grandi emettitori di CO2 - circa il 25% delle emissioni globali proviene dalla conversione e dallo sfruttamento del suolo, con metà di queste emissioni (5-10 GtCO2e all'anno) da imputare a deforestazione e degrado forestale.


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