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Friday, 21 May 2021
La biodiversità rimane la risposta a molte sfide dello sviluppo sostenibile

(© Coralie Meurice / Unsplash)© Coralie Meurice / Unsplash

Dalle soluzioni basate sulla natura al clima, dalla sicurezza alimentare e idrica ai mezzi di sussistenza, la varietà di organismi viventi e di ecosistemi è la base su cui costruire un futuro per tutti.


La diversità biologica, o biodiversità, è il termine scientifico che identifica la varietà della vita sulla Terra; non si riferisce tuttavia solo alle specie, ma anche agli ecosistemi e alle differenze nelle singole specie. Ogni essere vivente - compreso l’uomo - è coinvolto in queste complesse reti di relazioni interdipendenti, chiamate ecosistemi.

Gli ecosistemi sani puliscono la nostra acqua, purificano la nostra aria, mantengono il nostro suolo, regolano il clima, riciclano i nutrienti e ci forniscono cibo, rendendo di fatto possibile la nostra vita sulla Terra. Eppure, il valore più grande della biodiversità potrebbe essere ancora sconosciuto: solo una parte delle specie è stata esaminata in profondità, e stiamo iniziando oggi a capire come la biodiversità aiuti le comunità di tutto il mondo a soddisfare bisogni di tipo economico, alimentare, sanitario e culturale.

Biodiversità forestale

Le foreste ospitano l’80% delle specie terrestri. Le più biologicamente diverse e complesse sono le foreste pluviali tropicali, caratterizzate da abbondanti piogge e temperature calde. Nessuno conosce esattamente quante specie vivano in queste aree: le stime parlano di un numero compreso tra 3 e 50 milioni, anche se potrebbero essere molte di più visto che nella sola Amazzonia sono circa 100 i nuovi animali o piante che vengono scoperti ogni anno.

La biodiversità è minacciata dalla rapida deforestazione, dalla frammentazione e dal degrado delle foreste, dalla caccia e dall'arrivo di specie invasive; ogni anno vengono infatti distrutti o degradati quasi 12 milioni di ettari di foresta, in gran parte nelle aree pluviali tropicali. Questo fatto mette in pericolo non solo gli equilibri delicatissimi della natura, ma anche il nostro futuro e quello delle generazioni a venire: ecosistemi degradati o fortemente indeboliti non sono infatti capaci di produrre - del tutto o in parte - servizi come acqua, cibo, stock del carbonio, fertilità del suolo, da cui dipendiamo quotidianamente.

Come possiamo proteggere questo patrimonio? Uno dei modi migliori per conservare la biodiversità forestale è creare aree protette; queste zone devono però essere di una certa dimensione, e consistere in una rete che consenta agli ecosistemi di continuare a funzionare in modo efficace. Il sistema FSC ad esempio riconosce e protegge i cosiddetti Paesaggi Forestali Intatti, le ultime grandi aree forestali non frammentate rimaste indisturbate da strade o altre infrastrutture industriali, in cui non c'è stato intervento umano negli ultimi 30-70 anni. La maggior parte degli PFI è costituita da foreste dense e aperte (81%) che si intervallano a paludi, terreni rocciosi, praterie, fiumi, laghi, ecc. di questa categoria fanno parte gli Alti Valori di Conservazione, ovvero l’insieme delle specie endemiche e habitat naturali di altissima valenza biologica, ecologica, sociale o culturale.

Alcuni buoni esempi nel nostro Paese

La biodiversità può essere però mantenuta anche attraverso pratiche di gestione forestale responsabile, attraverso attività di monitoraggio delle popolazioni di fauna e flora, e di ripristino di aree degradate, e in Italia – già prima in Europa per livello di diversità biologica – non mancano gli esempi.

In Lombardia, l’Ente regionale incaricato della gestione del patrimonio forestale demaniale (ERSAF), certificato FSC dal 2009, realizza costantemente una serie di interventi che includono l’allargamento e pulizia delle zone prative; i diradamenti selettivi volti a favorire la rinaturalizzazione; la riqualificazione di aree umide per favorire la diversificazione di specie vegetali e soprattutto animali.

Poco più in su, in Trentino-Alto Adige, la Magnifica Comunità di Fiemme conduce sul suo patrimonio boschivo programmi di salvaguardia dell’aquila reale e di numerose altre specie “minori” (gipeto, falco pecchiaiolo, sparviero e gheppio). Un’attenzione particolare però è data alla protezione dei tetraonidi, vera “specie ombrello”: galli cedroni, galli forcelli e pernici di monte necessitano infatti del mosaico paesaggistico nel suo complesso con le sue varie componenti ed ecotoni. Ecco quindi che la tutela di queste specie si riflette indirettamente sulla quella di numerose altre specie che compongono la comunità ecologica.

Ma altri esempi virtuosi si ritrovano anche in aree meno naturali e più antropizzate: la sinergia fra pioppicoltori certificati FSC in provincia di Cremona ed Enti gestori del Parco Oglio-Sud ha infatti dato vita ad un programma di conservazione che prevede, tra le altre cose, il ripristino delle funzionalità idrauliche delle lanche, al fine di aumentare la diversità di specie, oppure la cura degli ambienti di transizione, attraverso l’introduzione di differenti specie erbacee e arboree che favoriscono la diversificazione dell’avifauna.

Questi sono solo alcuni dei vari esempi che possiamo ritrovare nel nostro Paese, lì dove la gestione responsabile delle risorse forestali si combina con conservazione, o addirittura miglioramento, della biodiversità animale e vegetale. Casi virtuosi da replicare su più vasta scala, per assicurare un allineamento con quelli che saranno i requisiti proposti a livello europeo dalla imminente definizione della European Biodiversity strategy 2030.


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