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Wednesday, 22 July 2020
Cambiamenti climatici ed incendi forestali: un cane che si morde la coda

Cambiamenti climatici ed incendi forestali: un cane che si morde la coda (© Pexels)© Pexels

Dal 1880, la temperatura media mondiale è salita di 1,09°; dagli anni '80, la stagione degli incendi si è allungata su un quarto della superficie vegetata del mondo, mentre in alcuni luoghi i roghi sono diventati un rischio costante durante tutto l’anno. Combinando i dati raccolti e analizzati da scienziati e gestori forestali, i ricercatori stanno studiando l’interazione sempre più stretta tra incendi, emergenza climatica e uomo.


Con l’arrivo dell’estate riparte l’allarme per gli incendi: nel solo 2019 abbiamo perso più di 20 milioni di ettari di foresta in tutto il mondo, e con loro porzioni importantissime di habitat naturali e delicatissimi ecosistemi. Tutti ricordiamo le drammatiche immagini dei roghi che hanno sconvolto l’Australia, l’Amazzonia, la Siberia e il Bacino del Congo, in quello che è stato definito annus horribilis.

Tralasciando le azioni dolose collegate a questi eventi (molto diffusa è ancora la pratica di slash and burn, soprattutto in Sudamerica e Africa, attraverso la quale si distruggono ampie parti di foresta per fare posto a coltivazioni e pascoli. Per quanto riguarda l’Italia, i dati 2019 confermano che il 60% circa degli incendi sono di origine dolosa, un primato davvero triste), è utile capire la relazione sempre più evidente tra cambiamento climatico, frequenza, durata e carica distruttiva degli incendi.

Affinché un incendio abbia luogo servono tre elementi fondamentali: il combustibile, il comburente e il calore. Il combustibile naturale più facilmente reperibile in natura è il legno che, assieme a foglie e sterpaglie secche, abbonda nei boschi. Il comburente è rappresentato da uno dei gas più comuni presenti in atmosfera, ossia l’ossigeno, rilasciato da alberi e piante attraverso i processi di fotosintesi. Le condizioni meteorologiche sono infine ciò che permette agli incendi di nascere e svilupparsi: fattori come temperature, umidità, precipitazioni e velocità del vento sono infatti direttamente responsabili dell’intensità e della rapidità di propagazione delle fiamme.

Queste osservazioni, assieme a dati e osservazioni satellitari, hanno portato il Centro Studi sul global climate change della NASA a definire come eventi meteorologici sempre più estremi stiano portando a incendi sempre più frequenti e distruttivi. In un articolo pubblicato nel Settembre 2019, gli esperti hanno evidenziato ad esempio come l'abbondanza di fulmini nella stagione degli incendi in Alaska abbia contribuito ad incenerire 2 milioni di ettari nel solo 2015. Nonostante siano la principale causa naturale di incendi, nel 2015 è stato registrato un numero insolitamente alto di fulmini, generato dalle temperature più calde che hanno portato a loro volta ad un numero maggiore di temporali. Le temperature elevate hanno anche altre conseguenze, tra cui l’allungamento delle fire seasons (+18,7% dal 1979 al 2013 secondo dati di uno studio apparso su Nature) e la persistenza di caldo e scarsa umidità anche nelle ore notturne, che portano con sé incendi tendenzialmente più lunghi e quindi più devastanti.

Alte temperature portano inoltre scarse precipitazioni: secondo questo report, alcuni dei grandi incendi che hanno arso buona parte del bacino amazzonico la scorsa estate erano concentrati in aree forestali sottoposte a stress idrico. Nel tentativo di rimanere fresche e conservare l’acqua, le piante “stressate” rilasciano nell’atmosfera meno vapore acqueo, e ciò le rende più vulnerabili agli incendi.

Come è evidente quindi, ci troviamo di fronte ad un circolo vizioso, in cui le cause sono a loro volta effetti di altri processi, il cui comune denominatore rimane però uno solo: l’uomo. Uso sconsiderato delle risorse naturali, deforestazione, degrado delle aree, inquinamento, incendi sono tutte conseguenze della nostra azione e contribuiscono a ingigantire la maggiore sfida dei prossimi decenni: la lotta agli effetti del climate change.

Gestione forestale responsabile, incentivi che premino filiere deforestation-free, utilizzo di tecnologie per il monitoraggio e la prevenzione, politiche ambientali votate alla resilienza e piani comuni di misurazione dei risultati sono gli strumenti che abbiamo a disposizione per definire una risposta a questa emergenza e cercare di spezzare un loop dalle conseguenze catastrofiche.


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