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Tuesday, 26 November 2019
Le foreste, serbatoi naturali di acqua

Le foreste, serbatoi naturali di acqua (© Max Andrey / Pexels.com)© Max Andrey / Pexels.com

Da sempre le foreste sono intrinsecamente connesse all’acqua – i bacini idrografici forestali forniscono il 75% di acqua potabile che utilizziamo (Millennium Ecosystem Assessment, 2005): un dato che sale al 90% se si guarda all’utilizzo della risorsa idrica nelle più grandi città. Tuttavia, solo il 25% delle aree forestali a livello mondiale viene gestito allo scopo di conservare suolo e acque, sottolinea un nuovo report della FAO.


Gli alberi sono elementi fondamentali per la regolazione del ciclo idrogeologico, determinano la disponibilità e la qualità di acqua potabile, diminuendo al contempo il rischio di frane, allagamenti e siccità. Come evidenziato infatti dal nuovo documento Advancing the forest and water nexus, pubblicato dalla Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) ad Ottobre 2019, le aree forestali regolano la portata dei corsi d’acqua, contribuiscono a ricaricare le falde acquifere e influiscono sulle precipitazioni attraverso l’evapotraspirazione. Agiscono inoltre come filtri per la purificazione dell’acqua, e riducono l’erosione del suolo e la sedimentazione dei corpi idrici.

La misura con cui le foreste forniscono tali servizi dipende ovviamente da fattori quali il contesto locale; la tipologia di suolo; lo stato di salute del bosco; le caratteristiche geologiche, climatiche, e le caratteristiche vegetazionali. Per questo motivo, i cambiamenti nell’uso del suolo e nella gestione possono impattare in modo significativo la capacità di una copertura forestale di assorbire e trattenere l’acqua.

Riconoscere e valorizzare queste importantissime funzioni è fondamentale per una gestione forestale davvero responsabile: per questo, nello Standard di gestione forestale nazionale FSC esistono ad esempio circa 70 indicatori che includono temi come la conservazione e gestione di corpi idrici quali fiumi, laghi, zone umide, zone ripariali. In particolar modo, il Principio 6 (Criterio 6.7) chiede al gestore forestale di “proteggere o ripristinare i corsi d’acqua naturali, i corpi idrici, le zone ripariali e la loro connettività. […] evitando impatti negativi sulla qualità e quantità delle acque, mitigando quelli che si verificano”.

FSC ha inoltre elaborato una nuova procedura riguardante i cosiddetti servizi ecosistemici, ossia i benefici forniti dagli ecosistemi alle persone, e che mira alla valorizzazione degli impatti positivi derivanti dalle attività di gestione forestale su servizi di regolazione idrica tra cui il mantenimento e miglioramento della qualità delle acque, e il mantenimento ed il ripristino della capacità dei bacini idrografici di depurare e regolare il flusso idrico. Per fare questo, il gestore deve dotarsi di meccanismi di monitoraggio degli impatti delle proprie attività di gestione, verificando indicatori quali la torbidità, la temperatura dell’acqua, la quantità di ossigeno disciolto, il ph dell’acqua, e bio-indicatori della salute dei corsi d’acqua quali i macroinvertebrati.


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