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Wednesday, 27 February 2019
Capire i boschi ci aiuta a progettare il nostro futuro

Capire i boschi ci aiuta a progettare il nostro futuro

Martedì 26 febbraio è stata presentata al Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo la prima certificazione FSC dei servizi naturali dei boschi. Diego Florian, Direttore di FSC Italia, parte da questo importante traguardo per parlare dei boschi italiani, delle sfide e delle opportunità offerte dalla gestione attiva e responsabile.


Più di 1.000 ettari di bosco gestiti da un’associazione di piccoli proprietari: la prima e unica certificazione dei servizi naturali o ecosistemici in Italia non rappresenta solo un traguardo per FSC, ma un approccio innovativo attraverso il quale guardare al futuro delle aree verdi del nostro Paese.

I recenti effetti di Vaia sull’arco alpino hanno messo in luce i limiti di politiche di breve periodo e l’impossibilità di guardare alle foreste come sola fonte di legno o volano per il turismo: da alberi e aree boscate ricaviamo ogni giorno, naturalmente, servizi quali conservazione della biodiversità, regolazione idrica, conservazione del suolo, sequestro del carbonio e servizi ricreativi. Benefici che sono a disposizione della comunità, ma che molte volte sono dati per scontati, o addirittura messi in secondo piano.

Fermarci e capire l’enorme risorsa che abbiamo davanti agli occhi è l’unico modo per progettare un futuro sostenibile non soltanto per noi, ma anche per il nostro Paese. E l’hanno capito bene l’Associazione Forestale di Pianura e tutti i piccoli proprietari che fanno parte del Gruppo Waldplus, il primo al mondo ad ottenere il riconoscimento degli impatti positivi generati dalla gestione responsabile dei boschi: si tratta di boschi piccoli gestiti a scopo di conservazione, che forniscono benefici misurabili alla comunità e al territorio circostante.

Un esempio? I boschi planiziali e le pinete litoranee del Veneto orientale, che da una parte contribuiscono a ridare a queste aree la conformazione originale, fatta di zone verdi che si inseriscono tra coltivazioni di frumento, mais e soia; dall’altra forniscono a popolazione locale e turisti - 19 milioni nel 2017 - un modo migliore per usufruire del territorio, attraverso percorsi naturalistici e ricreativi (proprio in questa zona passano la ciclovia Postumia e la ciclovia europea Alpe Adria) e sistemi di conservazione della biodiversità.

Ci sono poi i casi di San Donà di Piave e San Stino di Livenza (Venezia), che in linea con quella che successivamente al World Forum on Urban Forests del Novembre 2018 è stata chiamata la Mantova Challenge, grazie al contributo di start up innovative come Etifor e società di consulenza ambientale come AzzeroCO2 hanno riconosciuto e potenziato il ruolo della silvicultura urbana. Un approccio positivo e scientifico, dato che gli impatti sono verificati, calcolabili e misurabili grazie alla procedura messa in campo da FSC.

Questo fatto ha permesso - ed è qui la vera novità - di attrarre finanziatori disponibili a investire in questi servizi naturali, valorizzando il lavoro dei gestori forestali e chiudendo così una filiera locale virtuosa, in cui a beneficiare sono l’ambiente, la società e l’economia. Ancora una volta, tutto parte da e si conclude nel bosco: restiamo in ascolto, e lasciamoci ispirare da ciò che la natura ci comunica, perchè qui si crea il nostro futuro.


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