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Wednesday, 17 March 2021
Ripristinare le foreste naturali è il modo migliore per catturare la CO2

(© Erik Olsson)© Erik Olsson

La maggior parte dei piani governativi internazionali in atto, che puntano a triplicare l’area coperta da nuove piantagioni, non aiuteranno a centrare gli obiettivi climatici e in molti si chiedono come faremo a catturare la quantità di anidride carbonica necessaria a scongiurare nuovi peggioramenti. Una risposta può arrivare dal ripristino delle aree naturali esistenti.


In vista della Giornata Internazionale delle Foreste, che si tiene ogni anno il 21 Marzo, la FAO ha pubblicato alcuni dati sullo stato di salute e conservazione di queste aree: un’immagine desolante, che ci riporta come il mondo stia perdendo 10 milioni di ettari di foresta ogni anno, mentre il degrado del suolo colpisce quasi 2 miliardi di ettari.

La perdita e il degrado delle foreste sono la causa di emissione di grandi quantità di gas climalteranti, tra cui la CO2: tra il 2015 e il 2017, la deforestazione nei tropici ha contribuito a rilasciare circa 4,8 miliardi di tonnellate di anidride carbonica all’anno, pari all'8-10% delle emissioni umane annuali di questo gas. Nel suo Global Warming of 1.5 °C, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ha calcolato che, per scongiurare un ulteriore inasprimento dei fenomeni collegati al cambiamento climatico, sarà necessario togliere dall’atmosfera circa 730 miliardi di tonnellate di CO2 entro la fine del secolo - un obiettivo enorme che pone molte domande.

E molti punti fermi. Primo, se vogliamo riuscirci, dovremo diminuire le emissioni, lavorando su produzioni più pulite, energie rinnovabili ed efficientamento dei processi. Secondo: dovremo aumentare l'area forestale mondiale, che in condizioni ottimali potrebbe riuscire ad immagazzinare circa un quarto del carbonio atmosferico necessario per limitare l’innalzamento del letemperature globali a +1,5° C. Anche per questo, per l’edizione 2021 dell’International Day of Forests la FAO richiama l’attenzione sulla necessità di recuperare le aree forestali convertite o degradate. Al momento però, esiste una forte ambiguità attorno ai concetti di ‘recupero’ e ‘foresta’: per quanto riguarda quest’ultimo, la stessa definizione fornita dalla FAO (“un’area superiore a 0,5 ettari, con alberi alti almeno 5 metri e più del 10% di copertura vegetale”) sembra più un’attestazione tecnica che qualitativa.

Anche a causa di questo problema, tutt’altro che linguistico, la maggior parte delle iniziative, nazionali e sovranazionali, sta puntando sulle piantagioni come soluzione migliore - e più redditizia - per aumentare copertura e stock di carbonio, con Paesi come Brasile, Cina, Indonesia, Nigeria e Repubblica Democratica del Congo tra i maggiori investitori. È vero: le piantagioni hanno la potenzialità di poter crescere velocemente e sostenere le economie locali, soprattutto nelle regioni più povere; per contro però, mentre le foreste naturali continuano a sequestrare il carbonio per molti decenni, il taglio e la raccolta ad intervalli regolari operati nelle piantagioni rilasciano nell'atmosfera parte della CO2 immagazzinata.

La rigenerazione naturale sembra dunque l'opzione più economica e tecnicamente più semplice da portare avanti: proteggere le aree forestali dal fuoco e da altri disturbi consente agli alberi di ricrescere e al suolo di arricchirsi, ricostruendo rapidamente la biodiversità e i servizi naturali, tra cui lo stock di carbonio. Certo, questo scenario non esclude interventi di sostegno, ad esempio attraverso la piantagione di nuovi alberi, che possono accelerare il recupero ma che devono necessariamente rimanere un’opzione secondaria.

Queste azioni dovranno poi concentrarsi nelle aree dove la perdita di copertura è stata maggiore o che hanno maggiore potenziale: aree come quelle dell’Amazzonia, del Borneo e del Bacino del Congo dovranno avere la priorità su continenti come l’Europa, dove la copertura forestale è in aumento e dove si stanno già sperimentando sistemi di sponsorship e pagamenti per ricreare e mantenere le foreste e le loro funzioni.


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