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Monday, 26 October 2020
Ripartiamo dal bosco: lettera aperta a due anni da Vaia

Ripartiamo dal bosco: lettera aperta a due anni da Vaia (© Alberto Pauletto / FSC Italia)© Alberto Pauletto / FSC Italia

Nei giorni 27, 28 e 29 Ottobre cade una triste ricorrenza: l’anniversario di Vaia, ricordata come la peggior tragedia in campo forestale - e non solo - degli ultimi 50 anni nel nostro Paese. Molto si è detto attorno a questo avvenimento - e molto si dirà ancora, visto che in appena tre giorni è stato schiantato un quantitativo di legname 7 volte superiore al prelievo annuo nazionale. “Eppure” spiega Diego Florian, Direttore di FSC Italia “È proprio da queste aree che dobbiamo ripartire per disegnare un nuovo concetto di resilienza dei territori, a partire proprio da alberi e boschi”.


Se teniamo in conto che gli schianti causati da Vaia in Trentino - Alto Adige, Veneto, Friuli - Venezia Giulia e Lombardia rappresentano appena l’1,1% dell’intera superficie forestale pluviale primaria persa nel 2018 (i dati sono del Global Forest Watch), potremmo dire che tutto sommato c’è da stare felici. Lo stesso si può dire se confrontiamo l’entità dei danni con il passaggio di altre tempeste in diversi Paesi europei: nel 1999, le tempeste Lothar e Martin buttarono a terra 240 milioni di m3 di legname soffiando tra Francia, Germania, Svizzera e Belgio; Gudrun (Erwin per il servizio meteorologico tedesco) nel 2005 abbattè 77,5 milioni di m3 tra Danimarca e Svezia. Vaia ha portato via con sé “appena” 8,5 milioni di m3. I numeri - almeno quelli - ci dicono quindi che avrebbe potuto andare molto peggio, e che questi fenomeni estremi non sono poi così tanto inusuali.

Oltre a versanti e crinali, Vaia ha però lasciato nudi alcuni nervi del tessuto economico e istituzionale italiano. In primis, ci siamo dimenticati di essere un Paese forestale: abbiamo abbandonato le comunità e le attività produttive, spesse volte troppo piccole per competere con ditte straniere attrezzate e con capitale disponibile; siamo diventati tra i maggiori importatori di segati e legna da ardere, nonostante i nostri boschi siano cresciuti quasi del 6% nell’ultimo decennio. Abbiamo pensato che, tutto sommato, il bosco sarebbe rimasto lì ad aspettare - in fondo, gli alberi hanno le radici, e di sicuro non scappano.

Possiamo parlare dunque di distruzione creativa? Forse. Dico “forse” perché, per nostra fortuna, il bosco è un sistema perfetto, e non c’è quindi bisogno né di aggiungere né di togliere nulla. Ciò che è cambiato (e qui arriva la parte creativa) è la percezione di cosa sia veramente il bosco, e cosa rappresenti per le nostre vite e per quelle delle generazioni future. Ecco che come sistema di certificazione, abbiamo avuto innanzitutto la necessità di adattare il framework normativo, per permettere - ove possibile - al legno schiantato di poter essere immesso nel mercato come certificato o per lo meno come controllato e, quindi, valorizzato. Non essendo infatti il legno stato tagliato ma “abbattuto”, ciò poteva comportare l’insorgere di rischi legati alla legalità e alla provenienza da siti con alti valori di conservazione. Certo, il mercato ha regole ben definite e nessuno aveva la bacchetta magica per garantire lo smaltimento di enormi quantità di legname nel breve periodo senza un abbassamento dei prezzi; tuttavia abbiamo cercato di favorire il deflusso del materiale estratto, ad esempio promuovendo gli appuntamenti alle aste di materiale promosse dalle varie realtà colpite.

La necessità di trovare strumenti utili per migliorare la resistenza e la resilienza delle aree boscate ci ha spinto a promuovere con ancora più forza i benefici connessi alla valorizzazione dei servizi naturali forestali: funzioni come il sequestro e lo stock di CO2, o la conservazione della biodiversità e del suolo, o ancora la salvaguardia delle fonti idriche e degli spazi dedicati ad attività turistiche e ricreative sono indispensabili per garantire il prosperare delle comunità, ma anche per arginare eventi atmosferici sempre più imprevedibili e sempre più estremi.

Seguendo il Goal 17 degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, relativo alla partnership per gli obiettivi, abbiamo stretto significative collaborazioni con aziende, enti ed attori del territorio, come l’Università degli Studi di Padova e la start-up Etifor: in particolare, attraverso l’iniziativa WOWNature, si è data la possibilità ad aziende e privati di contribuire alla ricostruzione e alla rinascita dei territori colpiti, lavorando anche su aree certificate FSC. C’è poi OltreVaia, proposta sperimentale che mira alla ricostituzione del patrimonio forestale asiaghese, che abbiamo presentato venerdì 23 Ottobre: una splendida collaborazione con Comune, Università degli Studi di Padova e Treedom, che ci aiuterà a valutare differenti soluzioni nelle modalità di reimpianto delle superfici forestali danneggiate da eventi estremi. Grazie al progetto Biomass React, che verrà lanciato a breve, stiamo inoltre fornendo strumenti che consentiranno alle comunità di reagire e superare in modo migliore le fluttuazioni nel mercato delle biomasse. Attraverso l’impegno di IKEA e AzzeroCO2, abbiamo infine dato nuova vita a migliaia di tronchi schiantati dalla furia del vento e dell’acqua con la campagna Effetto Vaia.

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