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Wednesday, 21 November 2018
Giornata Nazionale degli Alberi 2018: un’occasione per capire l’importanza della gestione forestale

Giornata Nazionale degli Alberi 2018: un’occasione per capire l’importanza della gestione forestale pianificata

In occasione della festa istituita per celebrare l’importanza del patrimonio arboreo nazionale, il Direttore di FSC Italia, Diego Florian, si interroga sullo stato della più grande infrastruttura verde del nostro Paese.


È incredibile constatare come gli eventi catastrofici che hanno colpito le aree del nord-est soltanto qualche settimana fa abbiano catalizzato l’attenzione su una situazione che è sotto gli occhi di tutti da decenni a questa parte: in Italia i boschi crescono a ritmi galoppanti, ma non sempre sappiamo gestirli.

Al netto dell’evento atmosferico estremo, oggettivamente imprevedibile e difficilmente contenibile, sono due i fattori che balzano subito agli occhi: fenomeni come quelli che si sono abbattuti in Trentino, Veneto e Friuli sono una costante in altri Paesi Europei, e purtroppo dovremo abituarci. La sola Germania ha perso, nel 2018, 17.000.000 m3 di legname a causa dell’uragano Friederike; Austria e Svizzera 1.300.000 m3 ciascuna. In Italia al momento la cifra si attesta attorno ai 2.000.000 m3.

Il secondo fattore è direttamente collegato al primo, e riguarda la sostanziale impreparazione a gestire fenomeni che, come abbiamo appena visto, sono comunissimi anche in Paesi confinanti. Certo, lo ripeto: è impossibile fermare un vento che rade al suolo interi versanti; più facile è contenerne però i danni, ma senza un’adeguata conoscenza del patrimonio questo è più difficile. Le statistiche ci dicono che, per quanto riguarda ad esempio il Veneto, la superficie forestale coperta da piani di gestione è significativamente calata negli ultimi anni, e i documenti di programmazione sono passati da 257 per 281.823 ha nel 2010 a 111 per 174.622 ha nel 2017. Si taglia poco (20% circa contro la media europea del 60%), si gestisce meno e si fa poca prevenzione.

Ed è un vero peccato, perchè una foresta che gode di buona salute, in cui i tagli e le attività sono pianificati attraverso strategie ben definite e prolungate nel tempo, genera lavoro, turismo e occupazione, con benefici ambientali, sociali ed economici per tutto il territorio. Di più: secondo gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SGDs) dell’ONU, la gestione forestale sostenibile è tra i punti fondamentali dei 17 goals nella lotta ai cambiamenti climatici. Ecco perchè in tempi di eventi meteorologici sempre più estremi, dobbiamo aumentare la gestione e la resilienza dei nostri boschi.

Ovviamente ora bisogna intervenire il più velocemente possibile per sgombrare strade, sentieri e versanti, rimuovere i tronchi caduti, ripristinare i servizi di base nelle zone colpite e limitare i danni alla stagione turistica invernale ormai alle porte. Bisogna sostenere le economie delle comunità locali, e scongiurare il più possibile il rischio di speculazione e il crollo dei prezzi causato dalle grandi quantità di legname che si apprestano a entrare nel mercato. Ma bisognerà anche riattivare i finanziamenti regionali alla pianificazione forestale venuti meno negli ultimi anni; recuperare quel bagaglio tecnico (e non solo di controllo e polizia) diluito a causa dello smantellamento del Corpo Forestale dello Stato; uniformare ed unire le competenze delle amministrazioni regionali in materia forestale.

Sarebbe bello che, per una volta, non si aspettassero eventi terribili come quelli che hanno colpito Trentino, Veneto e Friuli per fare quelle cose che negli ultimi 20 anni ci siamo dimenticati di fare; e forse questa giornata è il momento giusto per ricordarcelo.


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